mercoledì 3 ottobre 2012

Newsletter 24: The Mission



Scrive Damiano
Newsletter 24: “I 3 del mese”
3 ottobre 2012: The Mission
Accendo la musica. Ennio Morricone: la splendida colonna sonora di “The Mission”. Emozioni enormi, grande opera d’arte di una canzone diventata famosa con un film dedicato ad una missione proprio qui in un Sud America al confine tra Brasile e Argentina.. Riascolto quella musica e ripenso alla nostra missione. Questa é la newsletter 24, quella che apre il 24º mese in terra brasileira, i nostri primi 2 anni!


I primi 22 secondi di Morricone mi ricordano proprio i primi tempi. La calma, la tranquillità di un periodo silenzioso, dove non conosci niente e nessuno, dove a guidarti per le anonime vie di Cidade Olimpica è una semplice mappa spartana, dove la lingua non aiuta e tutto sembra cosí diverso, strano, pericoloso e al tempo stesso da scoprire... quei primi 22 secondi ricordano però anche una canzone solenne di chiesa. Canti e chiesa, caratteristiche di questo Brasile e di quei primi tre mesi quando, per farci conoscere e per conoscere andavamo a tutte le Messe possibili, cantando e battendo le mani ad ognuno dei tantissimi canti che animano le celebrazioni, e abbracciavamo un sacco di nomi, che col tempo sarebbero diventate facce note e dopo ancora amici veri!
D’improvviso la canzone cambia. E fino al secondo 47 ha le note soavi della fiducia, dello scambio, della reciprocità. Ed ecco il nostro secondo Brasile: quello in cui entri nei progetti, nelle pastorali, delle riunioni. Quello in cui inizi a trovare te stesso all’interno del tutto. Quello in cui hai la spensieratezza dell’affiancarti a persone che vivono la quotidianità del posto, senza affanni, senza stress, ma con la consapevolezza che ci sei non tanto per salvare vite umane (fortunatamente qui non c’è un altissimo tasso di mortalità dovuta alla fame), né tanto meno per portare la parola di Dio (i brasiliani in questo senso sono imbattibili: vivono Dio in ogni aspetto della loro vita, leggono e studiano quotidianamente la Bibbia, amano la loro religiosità, la Parola del Signore e gli insegnamenti di Gesù): capisci che noi siamo qui per accompagnare le persone in questa area periferica, per dare un aiuto soprattutto sociale, per camminare a fianco di chi incontriamo, cercando di dare il meglio di noi. Insomma in pochi secondi capisci il tuo ruolo, la tua realtà, il tuo essere in missione.
Ed ecco che la musica prende ritmo. Ed é tutto un crescendo. Entri nei progetti, li organizzi, dai una mano, porti nuove idee, le condividi, le discuti, le metti in atto. Entri nella vita parrocchiale, fai parte delle pastorali, accompagni e crei nuovi gruppi di adolescenti e giovani, vai alle messe, conosci le persone della comunità e chiacchieri del più e del meno. Entri nella vita di Cidade Olimpica, giri per le strade con naturalezza, incontri sempre molte persone che ti salutano, perché sei stato professore di basket a scuola, perché giocano nella squadra di calcio del progetto, perché sei stata responsabile del progetto con le mamme in gravidanza, perché sei compagno d’asilo, perché sono persone della comunità, o semplicemente perché sei straniero ed é bello salutare uno di fuori imitando l’accento italiano! Nascono amicizie. E la musica continua con il suo ritmo alto. Gli impegni si moltiplicano, lo stress a volte va di conseguenza! La vita con l’equipe degli italiani è ottima sia negli incontri formali che nelle mangiate o le feste di compleanno di gruppo. Insomma tutto incalza, proprio come le note di Ennio Morricone. Che peró improvvisamente si fermano!
Minuto 1:52. Ritorni sulla terra. Calma. Ti domandi di nuovo cosa vuol dire essere missionario in questo angolo sperduto del Maranhão. Maggio 2012: Sante Missioni Popolari. Tutta la comunità partecipa. Ogni fine settimana, per un mese, 300 persone della Parrocchia, dai bambini agli anziani, con bandiere e inni (con titoli come “Vai Missionario Vai!” o “Sou Missionario”) hanno visitato le 11 mila famiglie di Cidade Olimpica e dei bairros ai dintorni.  Bussando, suonando il campanello o battendo le mani ad ogni portone, ogni cancello, ogni finestra. Chiamando le persone ad uscire, a leggere un pezzetto di Bibbia, a condividerlo, a pregare insieme. 300 missionari ogni fine settimana si sono fatti chilometri dalle 6 del mattino alle 6 della sera per invitare persone a partecipare alla comunità, sfidando sole cocente o piogge prepotenti. Dall’altro lato, 90 mila persone hanno accolto questi missionari: hanno aperto le loro porte quasi tutti! Nonostante qui ci sia una percentuale spropositata di cristiani di matrice evangelica e quindi non cattolici. Ma hanno aperto le porte, hanno condiviso la Bibbia, hanno pregato insieme. Qualcuno ha avuto anche discussioni poco ecumeniche, ma che fanno bene per crescere. In un mese tutte le mattine, nelle case delle persone della parrocchia, c’erano incontri di preghiera e di lettura della Bibbia: uno alle 5, uno alle 5.30 e cosi via, per ogni zona della periferia. E di sera quotidianamente incontri, eventi, feste, momenti di spiritualità. Senza dimenticare le visite nei bar, nelle discoteche, nel luoghi di incontro dei drogati. Un mese che ci ha fatto riflettere. Non eravamo più gli unici missionari, quelli venuti da lontano, ma missionari in mezzo ad altri centinaia di missionari. Per la prima volta ci siamo sentiti uguali, se non addirittura “meno missionari” di chi ci stava intorno! E abbiamo imparato tantissime cose! Un mese unico che ha portato nuova vitalità e nuove persone in parrocchia. E da lí nuovi entusiasmi, nuova voglia di fare, nuove possibilità.
Minuto 2.23, quello della speranza e della voglia di fare di più: la visita nel carcere minorile, le chiese e la nuova sede della Fondazione da costruire, una Gmg a Rio de Janeiro da organizzare, un nuovo progetto di riciclaggio e burattini in arrivo........ ma tutto questo fa parte di un’altra storia e probabilmente è tutta un’altra musica. Che ascolteremo più avanti.
Nel frattempo buon ottobre missionario a tutti! E viva la Missione!

Ciao a tutti!
Damiano Chicca Isacco

Nell’allegato con la newsletter, la musica in questione! E qui sotto alcune foto e una richiesta...
 
Settembre mese con la festa che commemora la festa d’indipendenza del Brasile (il 7) e quest’anno anche i 400 anni della fondazione della cittá di São Luis.
Isacco ha sfilato con la sua scuola per le vie di Cidade Olimpica.







 
In questo mese abbiamo anche ricevuto una breve ma intensa visita prima di don Giuseppe, direttore del Centro Missionario di Verona, e poi di amici come Simone e Serena che ci hanno fatto respirare un po’ di aria di casa.








Piccola richiesta.
L’anno prossimo la Giornata Mondiale della Gioventù sará qui in Brasile, precisamente a Rio de Janeiro. Stiamo organizzando per portare più giovani possibili dell nostra parrocchia di Cidade Olimpica all’incontro con il Papa e con i giovani di tutto il mondo. Purtroppo i prezzi di iscrizione sono stati pensati inserendo il Brasile come Stato di classe A, allo stesso livello di Europa e Stati Uniti! E questo implica che moltissimi giovani delle aree più povere del Brasile, come il Maranhão, non potranno partecipare a questo evento da loro molto sentito. 
Se qualcuno può/vuole collaborare con noi anche dall’Italia, ci sarete di grande aiuto! Basta mettere nella causale: Gmg a Rio per un giovane di Cidade Olimpica. Questo l’iban del Centro Missionario di Verona, dove si possono inviare le donazioni. Grazie per la collaborazione e l’appoggio che ci date sempre! Damiano e Chicca
IT 04 W 05034 11750 000000130000
Per chi é interessato questo il video con l'inno ufficiale della GMG 2013 a Rio. Clicca qui!

CIAOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO


 Carrellata di foto delle Sante Missioni Popolari...







lunedì 3 settembre 2012

Newsletter 23: Lo stupore ha gli occhi che luccicano



Scrive Damiano
Newsletter 23: “I 3 del mese”
3 settembre 2012: Lo stupore  ha gli occhi che luccicano
Eravamo in una delle sale del vecchio Cum a San Massimo (VR). Lo ricordo come fosse ieri. Era febbraio del 2010. Io e Chicca, con don Giuseppe e Rita del Centro Missionario di Verona. L’ultimo incontro, quello della decisione definitiva, e poi da lì in avanti sarebbero iniziati gli incontri di formazione. La meta sarebbe stato il Brasile, entro fine anno. E fu! Ma di quella fredda giornata piovosa e memorabile, ricordo, con gioia, una mia frase più di qualsiasi altra. «Non vedo l’ora di organizzare un’esperienza missionaria con i giovani di Verona in Brasile! Comincio già a pensarla...». Cioè... ricapitolando: riunione che definisce la nostra partenza. Riunione che conferma in maniera definitiva che saremmo tre anni in Brasile. Riunione che di fatto dà la conferma che la tua vita cambierà radicalmente e io... io penso di organizzare un campo missionario breve per i giovani veronesi.... Sì, perché in quel momento penso alla mia unica esperienza breve (Guinea Bissau 2006). Penso che mi ha cambiato la vita. Penso che quando sono tornato qualcuno mi ha detto: «hai gli occhi che luccicano!». Che bella frase! Penso che tutti dovrebbero avere gli occhi che luccicano dallo stupore! E cosí ecco quella mia uscita... A ripensarci fa un po’ ridere, ma oggi, dopo che il mio sogno s’è avverato, posso dire che n’é valsa la pena!
In autunno dell’anno scorso arrivò una proposta dai ragazzi del Movimento Giovanile Missionario di Verona (oggi Missio Giovani) di organizzare un’esperienza breve in alcune missioni diocesane per giovani dai 18 ai 35 anni di Verona. La mail che sognavo! Parlandone con l’equipe qui São Luis scegliemmo di dare la disponibilità per accogliere 8 giovani. L’entusiasmo dei ragazzi di Missio, con l’aiuto del Centro Missionario Diocesano per quel che riguarda una parte della formazione degli 8, ha permesso il realizzarsi della proposta... e così l’11 agosto, ecco atterrare Anna, Francesca, Lucia, Andrea, Nicolò, Filippo e i due seminaristi Alessandro e Damiano. Andare all’aeroporto, per noi italiani che viviamo all’estero, é sempre un qualcosa di emozionante. Perché vuol dire novità, vuol dire rivedere qualcuno che é tanto che non vedi, ma anche il contrario quando é ora di partire... E non vi dico che emozione anche in quell’11 agosto!
Da lì in poi sono iniziati giorni pienissimi! Agende strapiene di incontri, di esperienze, di visite. Persone da incontrare, comunità da vivere, missionari da affiancare. L’agenda di noi missionari (tranne in parte la mia) non é stata modificata e i ragazzi con disponibilità, con occhi e cuore aperti e senza giudicare, ci hanno affiancato in tutto. La comunità di Cidade Olimpica è abituata agli stranieri, ma la frase che più fa capire come é stata la presenza degli 8 ragazzi che ci hanno visitato in questo agosto, é di una signora della parrocchia. Quella signora mi ha fermato il pomeriggio che sono partiti e mi ha detto: «Hanno preso l’aereo gli italiani? Che peccato che siano andati via. Davvero, perché questi qui erano davvero diversi...».
Perché diversi? Perché sono arrivati preparati dall’Italia (se non sei pronto a vivere certe situazioni, rischi di distruggere tutto in pochi secondi!). Perché hanno avuto uno stile sobrio, ma al contempo si sono messi in gioco. Perché sono arrivati con tante domande, ma con nessun pregiudizio. Perché hanno capito subito il significato di missione. Lo dicevo anche a loro. Missione = Vita. La missione é vivere. É vivere il quotidiano di Cidade Olimpica, é svolgere attività con amore, é dedicarsi agli altri. E non importa se sei a Verona, in Italia, oppure in Brasile, a São Luis. Ognuno di questi ragazzi ha donato quello che è e non quello che é capace di fare! E tutti qui se ne sono resi conto... L’ultima sera, prima di partire, ben tre gruppi di adolescenti/giovani della parrocchia sono venuti a casa dei padri a salutarli. Si sono organizzati da soli. A piedi, di sera. E qui non é come camminare in Valpolicella. A una certa ora é meglio non passeggiare per Cidade Olimpica e la casa dei padri non é proprio a due passi da alcune comunità. Hanno voluto abbracciarli l’ultima volta, dare loro un regalino e augurare un buon viaggio. Unici! La loro visita ha aiutato anche noi missionari a guardare alcune situazioni con occhi diversi. Nel dare spiegazioni a loro, spesso siamo stati costretti anche noi a darci le stesse spiegazioni. Quello che per noi rischiava di diventare il quotidiano, é tornato ad essere originale e visto di nuovo con stupore! Nei ritmi serrati di questi pochi giorni insieme, credo che ci siamo ricaricati le pile un po’ tutti!
Prima di partire per il Brasile, ai vari corsi di preparazione, ci dicevano: “la vostra esperienza missionaria dovrà essere uno scambio tra Chiese. Un ponte tra la Chiesa che vi invia, Verona, e quella che vi riceve, São Luis”. Questa frase ce l’avrò almeno su 5 diversi quaderni di appunti. Ecco, lo scambio forse non é solo: io missionario mando a casa una lettera al mese (ben che vada!) e qualche foto, tu italiano mandami tue notizie e qualche offerta se puoi (ben che vada2!). Mi spiace, ma questo non è scambio. Stavolta io posso dire di aver vissuto il vero scambio. So che gli 8 sono tornati a casa con entusiasmo e la nostra avventura insieme non é finita, anzi inizia adesso!
Chiudo rivolgendomi ai tanti giovani a cui stiamo inviando questa newsletter e che leggeranno le mie parole. Non abbiate paura! La parola missione magari spaventa un po’, ma se la conoscerete per davvero vi lascerà senza fiato! Non partite sprovveduti o con fretta. Ci vogliono i corsi di preparazione. Ma ne vale la pena! Provate un’esperienza breve di missione. E anche in Italia cercate di guardare tutto con stupore senza farvi sopraffare dalla quotidianità. Solo cosi avrete sempre gli occhi che luccicano!
Qui sotto alcune foto:
 un momento di spiritualità con i giovani della Pastorale Giovanile alla Chiesa Santissima Trinità









pesaggio dei bambini con la Pastorale della Criança con Damiano il seminarista












Una mattina di deserto e riflessione per noi italiani presso una senzala, casa dove vivevano e lavoravano gli schiavi al tempo dei portoghesi











dopo la partita di pallavolo Italia-Brasile (vinta dai brasiliani 3-2) à












Al Peo, progetto di rinforzo scolastico, in un momento di bans con Anna














Condivisione e confronto in portu...liano con i giovani della Parrocchia







 Agosto é stato anche il periodo delle costruzioni... La Fondazione ha ottenuto un fondo dallo Stato (il primo grande finanziamento che arriva dal Brasile!) per la costruzione della sua nuova sede. I lavori sono iniziati (foto a sinistra). Invece una nuova comunità della parrocchia, nel bairro Sarney Costa, vicino Cidade Olimpica, ha finalmente il terreno per la sua nuova chiesa. E proprio ieri, circondati solo dal muro di cinta, abbiamo celebrato la prima Santa Messa (foto a destra, una bambina che all’offertorio dona un mattone)



GRAZIE A TUTTI QUELLI CHE CI HANNO SCRITTO IN QUESTO PERIODO
CI FA SEMPRE PIACERE RIVECERE NOTIZIE DALL’ITALIA O DA ALTRI AMICI MISSIONARI
CIAO CIAO A PRESTO
CHICCA, DAMIANO E ISACCO

venerdì 3 agosto 2012

Newsletter 22: Dall’Angolo delle Innocenti: una serata come tante con le ragazze di strada


Scrive Chicca
Newsletter 22: “I 3 del mese”
3 agosto 2012: Dall’Angolo delle Innocenti: una serata come tante con le ragazze di strada
Già da qualche settimana non piove più, uscendo di casa subito il caldo umido si fa sentire e la sensazione di appiccicaticcio sulla pelle non te la toglie nessuno. Sono le sette della sera, il traffico è quello dell’orario di punta e il solito stupido incidente blocca le macchine in una colonna interminabile,  per fortuna viaggio sull’altra corsia, le ferie sono agli sgoccioli (il 1º agosto è ricominciata la scuola e stavolta per davvero) e poca gente va verso il centro, così arrivo veloce al mio appuntamento. Aspettando al semaforo, telefono a Francisca e a José: non é bene che io aspetti il loro arrivo da sola, ma i nostri tempi si incastrano perfettamente e quando il semaforo diventa verde, dall’altro lato della strada Francisca sta giá attraversando le strisce, sale in macchina veloce, zigzagando tra auto, moto e biciclette, che arrivano da ogni lato. Lei é meravigliosa: una piccola donnetta, sulla cinquantina, capelli appena tagliati, di ritorno dalle ferie, riposata e sorridente, mi chiede subito come sono andate le ultime settimane. Parlare con lei é sempre piacevole, infonde una certa serenità, forse perché di  lavoro fa la psicologa.
Ci avviciniamo al bar (l’”Angolo delle Innocenti”), sulla porta non c’é nessuno, ma una delle ragazze ci vede, viene al finestrino della macchina e ci saluta così noi usciamo, tanto José sta per arrivare, non c’é problema. Neanche il tempo di scendere dalla macchina ed eccolo, non ha fatto in tempo a passare da casa per cambiarsi e così indossa una camicia rosa con delle righe bianche, pantaloni cachi e scarpe blu: insomma come si direbbe qui, un vero “gato”. Forse é per questo che le ragazze impazziscono per lui. Noi lo chiamiamo Moura: poco piú di quarantanni, padre di famiglia, programmatore, esperto in informatica, professore all’università, dietro un’apparenza seria, la battuta sempre pronta e una passione per la musica reggae.
Le ragazze ci offrono subito una sedia e cominciamo a chiacchierare con Marzia. Ride e poi piange raccontandoci del fratello morto un anno fa, entra e poi riesce con una bottiglia di birra. È tutto il giorno che affoga il ricordo nell’alcol e così la prima ora della serata passa ascoltando il suo scroscio di parole, tra discorsi senza senso, lacrime e sorrisi. Con sette mesi di vita ha rischiato di essere violentata dal padre, con 14 anni é nato il suo primo figlio, oggi ne ha 33, altri 3 figli, di cui uno morto e uno con gravi problemi: lei dice che é nato così, perché mentre era incinta è stata violentata e picchiata dal padre del bambino. Sorride mentre imita il figlio João, che oggi ha 16 anni, che non sa parlare bene e ha problemi fisici, ma é intelligente e, a modo suo, sgrida la madre quando lei é ubriaca o fuma in casa. Sorridiamo con lei che subito dopo torna a raccontare arrabbiata della sera che ha litigato con un’altra ragazza, ovviamente per affari di droga e che non sono finite alle mani solo perché noi eravamo li. Nel frattempo le altre ragazze e i “clienti” vanno e vengono, Joana passa e ci saluta, sei figli nati e chissà quanti abortiti, il cervello bruciato dal crack e un fisico da modella, sempre per il crack: finchè ce n’è ti tiene su, non senti nulla, nè fame, nè sete e nel frattempo la materia grigia si spappola che neanche te ne accorgi.
Si fa tardi, prendiamo le macchine direzione Cohab, uno dei primi quartieri nati della città, con le vie perfettamente parallele tra loro e le case a due piani, reminescenze di un’antica area ricca, oggi degradata con muri scrostati e marciapiedi frantumati. Qui non c’é un bar e le ragazze lavorano direttamente sulla strada, ognuna per conto suo, ognuna padrona di se stessa, quando non lo è la droga.  Fatima si ricorda di noi, si avvicina subito sorridente mentre io mi domando cosa ci fa una signora di una certa età, con un occhio cieco, un paio di jeans stretti e una polo a righe, tacchi alti, in quel posto, facendo quel lavoro… la visita é rapida: lei ci aggiorna sulla vita delle altre ragazze, Luisa é morta di overdose un mese fa, Rachele abita con un ragazzo, Elena si é operata al braccio. Mentre parliamo varie macchine si avvicinano, noi non vogliamo rubare a Fatima del tempo prezioso, così la salutiamo e raggiungiamo Moura che parla con altre due, anche queste non più giovanissime. Il tempo passa veloce, ci piacerebbe restare seduti su quel marciapiede per ore, ascoltando le loro storie, la loro vita. Giovanna, dopo aver scoperto che abitiamo vicine, mi dice che se resto fino alle 3 della notte poi torna a casa com me. Ci guarda mentre ce ne andiamo e ride e mi dice:” Vengo a trovarti uno di questi giorni!”. Salendo in macchina la saluto, “Ok”, le dico e penso che mi ricorderò facilmente di lei, del suo sorriso senza i denti davanti.
Mentre torno verso casa metto in ordine un po’ di pensieri e sensazioni provate questa sera e non faccio altro che pensare a una frase di Giovanna: “…gli evangelici passano e ci dicono che andremo all’inferno”..mi chiedo se loro prima di giudicare le prostitute, non si siano mai seduti ad ascoltare anche solo una delle storie di queste ragazze.
Questo per raccontarvi una serata come tante altre, stralci di storie strazianti e di vite consumate, ma che nonostante tutto rivelano  sorrisi… Proprio queste espressioni: “sorriso” e  “ridere”, mi accorgo, rileggendomi, che sono le parole che ho usato di più. Parole che non vogliono dire superficialità e pazzia, ilaritá e droga o ignoranza e stupidità. Forse il significato che questa sera voglio dare a sorriso è “vittoria”, che guarda caso assomiglia a vita e vivere, sempre e comunque e nonostante tutto!

Qui sotto alcune foto:
 
Padre Daniele (nella foto mentre si improvvisa maestro di capoeira) lascia il Brasile. Fondatore della Parrocchia Santissima Trinità di Cidade Olimpica, lascia la terra verdeoro, dopo quasi 12 anni di servizio missionario.
Lo aspettano l’Italia e la Terra Santa…
Per noi è stato un grande compagno di viaggio, vulcanico e intraprendente. E lo ringraziamo per l’amicizia nata e instaurata in questo anno e mezzo insieme!

Le foto parlano da sole: finalmente il nostro banano ci ha regalato il primo casco!! E come si nota nella foto, ce n’è in arrivo un altro…. 


La Pascom, Pastorale della Comunicazione della Parrocchia, festeggia i suoi 2 anni di storia con una pizza e un gioco di società in casa nostra…
 
CIAO A TUTTI!!
ALLA PROSSIMA NEWSLETTER!
CHICCA, DAMI, ISI

mercoledì 1 agosto 2012

Pizza con i ragazzi della Pascom

Pastorale della Comunicazione che festeggia con una pizza a casa della famiglia italiana.


mercoledì 4 luglio 2012

Bumba Meu Boi: le feste Giunine a São Luis


Newsletter 21: Golasso!!


Scrive Damiano
Newsletter 21: “I 3 del mese”
3 luglio 2012: GOLASSO!!

"Balotelli... Balotelli… Balotelli... Golassoooooo!!”.  Italia-Germania, Europeo di calcio. L’ennesima vittoria  in semifinale contro i tedeschi. Stavolta vista per la prima volta da italiani in terra straniera, su una tv brasiliana che ha mostrato l’intera competizione europea. E quel gol (enfatizzato alla brasiliana, golaço = gol spettacolare!), quell’urlo del commentatore soffocato dal grido di noi, noi italiani che non ci siamo mai sentiti tanto italiani come in questi giorni. E questo Europeo è diventato ben presto motivo di dialogo, di incontro, di scambio. Sì, perchè l’Italia vinceva e Cidade Olimpica, il nostro bairro di periferia di São Luis, non ne restava estranea: qui la televisione è molto importante e molto usata. Fondamentalmente per due motivi: le telenovele e il calcio! E allora per una nazionale come quella italiana che vinceva, faceva eco un popolo, quello brasiliano, che ci fermava per le strade e chiedeva: “allora l’Italia? Vince?”, “ma quel Balotelli quanto è matto?”, “per te ce la farete?”. E sono nate conoscenze nuove davanti a quella che a Verona chiameremmo la classica ciacola da bar.  Poi il finale è stato quel che è stato, ma l’Italia del calcio non l’abbiamo mai sentita così “nostra” come in questo periodo…
Ma voglio fare un passo indietro e ripartire dall’inizio, da quella che non era solo una semplice telecronaca. È sabato 30 giugno e vado a vedere l’allenamento dei bambini del progetto sportivo. Squadra maschile dagli 8 agli 11 anni. Un progetto nuovo: martedì, giovedì e sabato mattina allenamento di calcio, mercoledì pomeriggio incontro con una assistente sociale per un’educazione alla società, alla cura dell’ambiente e della natura, per piccole attività ricreative e sociali. E una volta al mese l’incontro di una psicologa o di altri esperti con i genitori. Già 25 bambini in campo dopo 3 settimane dall’inizio di questo nuovo progetto e un successo oltre alle aspettative. Arrivo al campo e sento questo:  “Balotelli... Balotelli… Balotelli... Golassoooooo!!”.  Di nuovo! É Tiago a far gol, 10 anni. Dopo di lui la stessa scena: gol di Eron. Al terzo tentativo la palla non entra e la parata del portiere risuona con il nome di Julio Cesar, numero 1 del Brasile. Ritorno sulla terra, ma per un attimo mi sono stupito. I bambini del progetto sportivo che sto portando avanti emulano i campioni del calcio italiano. Finisce l’allenamento e offro un passaggio al piccolo Eron: 9 anni, ma ne dimostra 5. Minuscolo, rapido, mancino, capace di far gol a ragazzi di 11 anni, ma fisicamente molto più avanti di lui. Mi racconta che ama il calcio e che guarda tutte le partite. Io e l’allenatore Pedro dobbiamo fermarci per costruire due porte in legno di un nuovo campo, per un’attività che inizierà la settimana prossima. Eron viene con noi. Ci aiuta e gioca, tocca tutto e parla di calcio a non finire, finchè non telefona la mamma preoccupata. Lo porto a casa e trovo una bella famiglia: edificio di mattoni, mamma e papà insieme e realmente interessati a dov’era il figlio. Mi fermo a conversare con loro: si parla ovviamente di calcio, ma mi è utile per attaccar bottone e conoscerci meglio. Poi il dialogo va sulla capoeira, la danza che organizziamo con il progetto sportivo. Non vogliono il figlio in strada e oltre alla scuola e al calcio, vorrebbero impegnarlo anche in un’altra attività: venerdì Eron inizierà capoeira.
Il progetto sportivo sta trovando la sua dimensione. Il calcio ha la prevalenza: nel maschile la squadra Under 11, quella Under 13, l’Under 15 (che ha appena terminato senza infamia né lode il campionato di São Luis di categoria), l’Under 18. Nel femminile la squadra che va dai 14 anni in su. In tutti sono un centinaio i ragazzi allenati da Pedro. La capoeira funziona in 4 comunità della Parrocchia (in totale con una cinquantina di bambini) e la prossima settimana inizierà in due nuovi centri in due comunità vicine a Cidade Olimpica. Il basket dipendeva dalle palestre delle scuole, ma purtroppo la scuola quest’anno è appena iniziata (con 5 mesi di ritardo!!!) e per noi sembra non ci sia spazio: troppe le ore da recuperare in tutte le materie! La pallavolo funziona per lo più per gli adolescenti in tre comunità.
Il progetto sta andando bene e lo leggo negli occhi di Pedro. Lui è soddisfatto, allena per noi di giorno e alla sera per arrotondare va in centro a São Luis (3 ore di autobus tra andata e ritorno) dove è impegnato per un’altra società. Con lui ci si confronta, si trovano soluzioni, offre consigli importanti e ama il mestiere che fa. E poi è un amico: ci ha invitati al suo matrimonio (eccolo nella foto qui a lato con Susy), facciamo lunghe chiacchierate, si parla molto di calcio (lui mi chiede del mio Hellas, io del suo Palmeiras. Entrambi lodiamo le nostre squadre, anche se in cuor nostro sappiamo che potremmo fare molto di più!). Ma che il progetto funzioni lo leggo anche negli occhi di 4 ragazze che si allenavano con noi: oggi giocano nell’Internacional, squadra di São Luis semiprofessionistica che disputa il campionato del Maranhão. Le hanno viste, ce le hanno chieste, le fanno giocare. Anche se due allenamenti alla settimana li fanno ancora con noi. Infine mi piace vedere la soddisfazione di Betinho, uomo di fiducia della Parrocchia, quando parla di suo figlio Alcemilto (detto Nenê). Il ragazzo, 14enne, ha iniziato come portiere con noi, ma poi il Macau Esporte Clube, squadra professionistica di São Luis, lo ha visto all’opera. A fine dell’anno scorso giocava già nell’Under 14 loro, quest’anno ha vinto il campionato di categoria del Maranhão da titolare e proprio in questi giorni si sta giocando il titolo brasiliano a Salvador di Bahia (1600 km da casa), con visionatori di tutto il mondo che stanno seguendo questo torneo. “Chissà che l’anno prossimo non giochi nel Milan…”, mi dice sempre Pedro. Qui storie di ragazzi che vengono selezionati e vanno a giocare al Sud (dove c’è più ricchezza e ci sono le squadre più importanti del Brasile) o all’estero, sono all’ordine del giorno: solo un anno fa una squadra inglese aveva pescato nel Maranhão tre ragazzi 14enni e li aveva portati a giocare per un anno (o chissà quanto) in Europa. È il sogno di tanti ragazzi e di tante famiglie: il figlio fa fortuna con il calcio, la famiglia viene mantenuta e un giorno il ragazzo, mosso dalla saudade, ritornerà a casa. É la storia della maggioranza dei brasiliani che giocano in giro per il mondo. E una mamma in una riunione che facevamo 15 giorni fa in una scuola lo diceva: “voglio che giochi a calcio, anche perché magari può fare carriera”. É strana come frase con un figlio di 8 anni, ma quando non hai nulla o hai poco, speri sempre che tuo figlio possa avere qualcosa di meglio…
E il progetto sportivo è anche questo. È sì, togliere i ragazzi dalle strade, dar loro un’attività, la possibilità di praticare uno sport e restare lontani dalle gang, dalla droga, dall’alcool. È insegnare le prime regole, l’importanza del gruppo, il rispetto di sé stessi e degli avversari. Ma è anche, senza illudere nessuno, creare aspettative, sperare in un futuro migliore, guardare a questo futuro senza limitarsi al quotidiano, ambire a un risultato. Il che, e la storia insegna, non è così utopistico. E allora è ancora più bello vedere questi bambini sognare ad occhi aperti, con indosso la maglia di Balotelli e urlare forte al cielo: “Golassoooooooooooo!!!”. 


Lasciandovi con un po’ di foto del Bumba Meu Boi, l’evento folcloristico e culturale più importante del Maranhão (molto più del carnevale), vi salutiamo e vi ringraziamo per il sostegno (non solo economico) che continuate a darci!!

Ciao a tutti
Isacco, Chicca e Damiano

FESTE GIUNINE 2012 – BUMBA MEU BOI
CON I GIOVANI DELLA PARROCCHIA

 
IN CIDADE OLIMPICA

 
NELLA SCUOLA DI ISACCO - VEDI VIDEO
IN CITTÁ A SÃO LUIS - VEDI VIDEO













martedì 3 luglio 2012

Bumba Meu Boi - Scuola di Isacco

Feste giunine 2012: ecco il video della Scuola Educando, asilo frequentato da Isacco