lunedì 3 ottobre 2011

Newsletter 12 - E se mi leggessi... una Bibbia?

Scrive Damiano
Newsletter 12: “I 3 del mese”
3 ottobre 2011: E se mi leggessi….. una Bibbia?

La nostra Parrocchia sta intraprendendo il cammino delle Sante Missioni Popolari. E così, moltissimi dei nostri parrocchiani si stanno preparando all’evento missionario (con l’invito a partecipare casa per casa) che accadrà tra maggio e giugno del 2012. Cidade Olimpica è grande e, compresi gli altri quartieri circostanti, dove ci sono altre comunità parrocchiali, si arriva a quasi 100mila persone… I missionari coinvolti della Parrocchia sono ad oggi circa 300, indubbiamente pochi, ma il numero continua a crescere.
In questo periodo è stato organizzato lo studio biblico. Tutti i lunedì sera, una biblista di rilievo di São Luis (Martha Bispo) spiega un brano del Vangelo per i 300 missionari, che poi il successivo venerdì sera andranno a  commentare con i vicini di casa o con altre persone non legate alla Parrocchia. È un primo passo verso la Missione casa per casa. Venerdì scorso, siamo stati invitati al Menino Jesus, comunità piccolissima seguita da Padre Orazio, vicino a casa nostra. Qui in Chiesa alla Messa, vanno pochissime persone (se sono tante, 15). Il quartiere (Vila Nestor) è nuovo, ha pochissimi anni di vita, ancora molte case di fango e non ancora molte chiese evangeliche.
Sono le 18.30, buio e polvere. Arriviamo a casa di Luis, il parrocchiano modello per la comunità. Luis è ministro della Parola (cioè può celebrare la Messa quando don Orazio non c’è), ministro dell’Eucarestia, responsabile della comunità. La mamma di Luis (dona Maria) ha le chiavi della Chiesa del Menino Jesus. Le figlie di Luis (3 su 5) animano le Messe e partecipano al gruppo adolescenti e giovani della comunità, dove da poche settimane siamo animatori io e Chicca. Insomma, arrivando da Luis, pensiamo che lo studio biblico sia in casa sua. Lui, i figli, la moglie e noi 3. Invece ci dice di aver combinato lo studio con altre famiglie… e cosí ci dividiamo… che storia! Cosa significa? Andiamo a leggere la Bibbia e a commentarla in casa di persone che non conosciamo, che dovrebbero essere cattoliche ma che non partecipano, che hanno ricevuto questa proposta e ci stanno aspettando. Luis va con sua figlia più piccola (Kikita, 11 anni), la Chicca va con un figlio di Luis, una nipote, Isacco e la figlia più grande (17 anni, Eliane), io vado con Kekê (vedi foto qui sotto), mitica 13enne che, vedendo i miei occhi dubbiosi, con la sua Bibbia sotto il braccio mi dice: “non ti preoccupare, ci penso io!”.
Noi 2 (che strana coppia!) arriviamo in casa di dona Benedita. In casa ha già una coppia distinta che le sta illustrando dei libri e delle brochure per far successo nella vita… venditori ambulanti anche qui, ma, ascoltandoli, sono più venditori di sogni… vabbé… noi aspettiamo una ventina di minuti, poi i due se ne vanno, ma la distinta signora, sull’uscio, chiede: “ci ha detto dona Benedita che avete studio biblico. Bello! Anch´io sogno di farlo in casa mia… e non preoccupatevi, la signora è molto in gamba come professora (insegnante)”. Io guardo la tipa e rispondo: “guardi che non è dona Benedita la nostra professora, ma è questa ragazzina qui”. La signora resta esterrefatta e se ne va più dubbiosa che altro…
Cominciamo e subito Kekê prende la parola: ci fa fare il Segno della Croce, diciamo il Padre Nostro e propone un canto: Eu navegarei. Un canto di invocazione allo Spirito Santo. Finché cantiamo, io penso che questa qui ha 13 anni, cioè è nata nel 1998!! Incredibile… finisce la canzone. Iniziamo la lettura della Bibbia. Vangelo di Matteo, concetti difficili: perdono, scandalo, pecorella smarrita… Kekê prende il suo quadernino e ci legge tutto d’un fiato il commento che si era scritta il pomeriggio… poi parliamo e discutiamo: io (29 anni), dona Benedita (minimo 50) e lei, Kekê, 13enne, che mastica la Bibbia come fosse una qualsiasi rivista di gossip in Italia. Chiudiamo con un canto dedicato a Maria e ce ne torniamo a casa. Ma prima di andare, le dico: “sai Kekê, che bello vederti conoscere la Bibbia così. In Italia la Bibbia non è molto usata, non tutti la conoscono e soprattutto i giovani, molto spesso, non sanno nemmeno come sia fatta!” e lei risponde stupita: “davvero? e come fanno a vivere?”. E senza risposta, vado a prendere Chicca e Isacco e, ancora ammagliato da questa ragazzina del ’98, me ne torno a casa……
Questo qui sopra è quello che avevo scritto prima del 25 settembre, già pronto per la newsletter. Poi però il 25 settembre c’è stato il Meeting Adolescenti a Verona… 6mila adolescenti e giovani al Palasport per pregare insieme: ci hanno telefonato (per noi erano le 6.30 del mattino), li abbiamo visti in diretta streaming e ci hanno fatto emozionare e pensare… è vero, i nostri ado forse non hanno sempre la Bibbia sotto il braccio e non la conoscono a memoria come qui, ma credono anche loro nello stesso Gesù e gli vogliono bene come gli ado di qui… ecco come fanno a vivere! Lo devo dire a Kekê…  

Una esperienza da raccontare
Regiane ha 3 figli (nella foto a destra si vedono le 2 femminucce), una delle quali denutrita e accompagnata dalla Pastoral da Criança. Ha un marito che è scappato di casa per andare da un’altra donna. Non ha un lavoro. Vive in una casetta di fango: 3 metri per 2. Dentro ha un letto che occupa quasi tutto lo spazio, un’amaca, un fornelletto, una gallina e una tv di cui funziona solo l’audio e non il video. Non ha l’acqua corrente, l’elettricità arriva tramite un filo posticcio e poco rassicurante. Caldo, mosche e zanzare la fanno da padrone. Fuori c’è un pozzo fondo dove pesca l’acqua per lavarsi: acqua marroncina e piena di rane… c’è un buco che funge da bagno… c’è un ambiente non sicuro, dove i vicini per sopravvivere rubano tutto quello che si può rubare (a sinistra c’è una casa di fango senza tetto… perché in pieno giorno, con il proprietario assente, qualcuno gli ha rubato la copertura in eternit!). Per bere c’è un pozzo a 200 metri da casa sua, con l’acqua che arriva a giorni alterni. Regiane aveva un altro pezzetto di casa di fango, ma le piogge di qualche mese fa gliel’hanno abbattuta…
Come Fondazione e Parrocchia, questo caso è molto seguito. Cerchiamo di accompagnare Regiane e i figli, ma cerchiamo anche di vedere se lei riesce ad arrangiarsi, a darsi da fare per uscire da questa situazione. Il fine settimana del 17-18 settembre, abbiamo deciso di andare a ricostruirle il pezzo di casa mancante… è che io, Chicca, Isacco e il signor Bernardo (anziano signore della Parrocchia) potevamo fare ben poco da soli… e cosí ecco l’idea! Abbiamo telefonato ad un gruppo di adolescenti-giovani della Parrocchia… sono i Giovani Missionari, magari loro ci potevano aiutare. 3 soltanto il sabato, tutto il gruppo la domenica. Incredibile come loro non potessero nemmeno immaginare che potesse esistere un posto come quello a 2 km da casa loro… non volevano crederci! Isacco giocava con i 3 figlioletti, Chicca e il suo braccio destro Hilneth facevano la spola da casa con acqua fresca e cibo, noi abbiamo costruito la base in legno, abbiamo iniziato a impastare e posizionare il fango, abbiamo vissuto due giorni duri, sotto il sole cocente, in un ambiente poco confortevole… ma ci siamo divertiti da matti! Gli adolescenti sono uguali in tutto il mondo! E sono bellissimi! (sotto le foto della costruzione…)
Ciaoooooo, a presto, prestissimo! Buon ottobre missionario!
Damiano, Chicca e il super Isacco



7 settembre: festa dell’indipendenza del Brasile. Grande parata per le vie di Cidade Olimpica. La scuola di Isacco sfila con i bambini vestiti come gli schiavi africani, perché il tema sviluppato dalla sua scuola quest’anno è: “riscatto storico e riscoperta delle radici africane del Brasile” 
7 settembre: compleanno Damiano… e come consuetudine, anche qui ha ricevuto una festa a sorpresa in casa… (anche se alcune delle persone di questa foto non sappiamo nemmeno chi siano…!)
 Passeggiata in mezzo alla natura con Rosa e don Daniele

Nebbia, Neve, Tigre e Volpe... Li hanno abbandonati in un sacchetto di plastica dietro a casa nostra… potevamo lasciarli lì?
Il cammino di Raffaella (con suo figlio) nella Fazenda da Esperança procede tra alti e bassi… La sua forza di volontà è tanta e noi dell’equipe andiamo a trovarla ogni mese.
Nella foto con noi, ci sono anche Hilneth e suo marito Claudio
Incontri ravvicinati del primo tipo... con il BOA e con il CAIMANO!(x fortuna entrambi cuccioli)

CIAO A TUTTI!

giovedì 8 settembre 2011

7 di settembre: festa d'indipendenza del Brasil

Il 7 di settembre è per il Brasile il giorno dell'Indipendenza dal Portogallo. È festa nazionale e in tutta São Luis si sente rieccheggiare l'inno nazionale del Brasil! Anche le scuole vivono questo evento con trepidazione, con le prove della parata ufficiale che inizio già i primi di agosto. Qui sotto il video del nostro 7 settembre (tra l'altro compleanno di Damiano): la scuola di Isacco, la parata, l'"interesse" del nostro piccolo e la confusione nella Città Olimpica.

sabato 3 settembre 2011

Newsletter 11 - A spasso con la Pastoral da Criança

Scrive Chicca
Newsletter 11: “I 3 del mese”
3 settembre 2011: LA PASTORALE  DEI BAMBINI: A spasso con la pastoral da criança...

Presto Presto che sta arrivando Hilneth! L’appuntamento fissato per le otto a casa mia, Maria José sicuramente arriverà tardi ma almeno Hilneth dovrebbe essere puntuale…8 e 10……..8 e 15…….8 e 20….
Niente da fare, i tempi brasiliani vincono anche questa volta ed eccole arrivare con piú di mezz’ora di ritardo a pochi minuti una dall’altra… eccole lì, le mie compagne di lavoro: Hilneth (nella foto, a destra), madre di 4 bambine bellissime e Maria José (in centro) un figlio e una figlia già grandi e tanti anni alle spalle di agente de saude (agente di salute) e di pastoral  da criança… conosce le rue di Cidade Olimpica meglio di chiunque altro!
Oggi siamo fortunate, la macchina è libera, quindi lasciamo le biciclette a casa e dopo baci, abbracci, saluti e buongiorno, partiamo alla volta di Vila Nestor, comunità Menino Jesus, una invasione recente, cresciuta al di là di Cidade Olimpica tra terra, sabbia e mato (foresta).
Invasione significa, in breve, occupazione di un terreno molto vasto che appartiene allo Stato o a grandi proprietari privati (industrie, aziende, ecc..), di cui la gente si appropria con molte lotte: a volte solo di tipo burocratico, a volte con veri e propri scontri a fuoco, come nel caso di Cidade Olimpica, nata 15 anni fa, dopo mesi di dura lotta tra lacrimogeni e scontri con i militari. In pratica la gente arriva, divide il terreno in lotti e quadre e ci costruisce la casa. Molto spesso mancano soldi e mezzi e quindi sorgono tante piccole casette fatte di fango, lamiera, palme e tutto ciò che può essere utile. Col tempo, poi, i più intraprendenti e fortunati cominceranno a mettere i primi mattoni e così via…
Sono tante le invasioni come queste: solo intorno a Cidade Olimpica se ne trovano 3 e sicuramente altre  in futuro nasceranno. Queste zone sono quelle in cui la pastoral da criança cerca di essere più presente, perché sono “accampamenti“ dove, nella maggior parte dei casi, mancano i servizi di base, come luce, acqua, scuola, medico, trasporti e dove vivono le famiglie più carenti.
Il nostro compito come lider della pastorale è quello di supervisionare queste aree, accompagnando tutte le donne in gravidanza e le famiglie con bambini compresi tra 0 e 6 anni, promuovendo la vita,la salute, l’educazione e il rispetto delle persone e della natura. In pratica consiste in almeno una visita al mese per ogni famiglia e in una Celebrazione della Vita, che sarebbe un piccolo momento di festa in cui avviene
una celebrazione  “interreligiosa” (é aperta a tutti senza distinzioni!) e il famoso pesaggio, per verificare la crescita di ogni bambino (vedi foto).
La pastoral da criança fu un invenzione della dottoressa Zilda Arn Neumann per supplire all’elevata mortalità infantile, ed è nata ufficialmente nel 1983. Fino ad oggi ha salvato davvero molte vite ed è presente in tutto il Brasile e in alcuni paesi dell’Africa. Per  diventare lider della pastorale non serve laurea o altro, basta solo partecipare al corso di preparazione e sapersi dedicare agli altri con costanza, amore e buona volontà: è un servizio volontario!
Ecco quindi che partiamo con la nostra mitica Fiat Uno Mille (qui si chiama cosí =o) )  lasciandoci alle spalle un bel polverone! È cominciata la stagione della secca e le strade, che qualche mese fa erano di fango, ora sono di una terra rossiccia molto fina, sembra quasi sabbia, che a ogni colpo di vento o passaggio di macchina o autobus si alza per aria in grandi nuvole… in queste giornate spesso  ci si trova a giocherellare con i granelli di sabbia che scricchiolano tra i denti… non c’è altro verso, si infilano dappertutto anche in bocca! E il sole è caldissimo, l’equatore è a un passo da qui!
Oggi è una giornata speciale, abbiamo in programma una visita ad una famiglia nuova che ci hanno segnalato… la situazione sembra molto delicata, madre con tre figlie piccole, marito senza lavoro, dipendente dalla droga. Alcune settimane fa, madre e figlie sono state trovate da un vicino rinchiuse in casa da diversi giorni… quindi ci siamo informate e abbiamo deciso di cominciare con una visita, a piccoli passi. La casetta si trova oltre l’invasione, in un posto in cui non eravamo mai arrivate, perché nemmeno sapevamo ci abitassero.. lasciamo la macchina e continuiamo a piedi in mezzo al mato, accompagnate da Dona Dominga (nella foto qui sopra é quella di destra), che conosce un po’ la situazione e ci presenta la famiglia. La casa è grezza, fatta di mattoni, ma dentro è quasi completamente vuota. Le bambine si stanno lavando fuori da casa mentre la più piccola (di 5 mesi) dorme nell’amaca. Appena ci vedono corrono a cercare degli sgabelli per farci sedere e dopo un po’ riescono a recuperarne tre… meglio di niente, no? A prima vista sembra tutto tranquillo, ci presentiamo e invitiamo la giovane mamma di 23 anni a partecipare alla pastorale, le spieghiamo in cosa consiste e lei accetta. Controlliamo i libretti delle bambine, le vaccinazione sono tutte aggiornate e sono tutte in salute, a parte quella di tre anni che ha la tosse e per la quale quindi suggeriamo una visita al “posto di salute” per farsi prescrivere una medicina dal medico. Ovviamente non accenniamo nulla di quello che sappiamo, lasciamo che lei prenda confidenza con noi, teniamo la situazione sotto controllo e vediamo come si evolvono le cose… Lo so, con la mentalità italiana interventista sembra impossibile, ma prima di arrivare a denunce e interventi bisogna conoscere la situazione, i problemi e le motivazioni, a volte quello che appare non è la verità o comunque è la punta di un iceberg. La salutiamo dicendo che noi siamo a disposizione… per qualsiasi cosa… chissà se avrà recepito il messaggio… speriamo.
Per me è un’altra situazione complicata che mi stringe il cuore e che va ad aggiungersi a tutti gli altri casi difficili che stiamo accompagnando. Quelle persone che ti restano dentro e a cui pensi fino a prima di dormire. Per fortuna non sono da sola e la cura migliore per questa tristezza che ti resta dentro è la partilha, la condivisione, con le compagne di strada, con Maria José e Hilneth, che sono fortissime! Vivono tutto con grande positività, forse perché molto più abituate di me a queste situazioni. Per me sono un vero e proprio conforto!
Ormai è tardi, la Uno Mille sfreccia a casa di Micaele, una bambina denutrita che oggi porteremo a fare una visita gastrica e poi da Dona Isabel (a destra la sua casa) e i suoi cinque nipoti, di cui l’ultimo ha otto giorni di vita… la sua mamma non c’è.. è via da molte ore per fare dei documenti e chissà quando arriverà. E il latte? cosa mangerà il piccolo in queste ore?
La mattinata è volata, ce ne torniamo a casa inevitabilmente con tanti pensieri e nuove preoccupazioni: come si fa a non ripensare a quei bambini? Ma oggi abbiamo ricevuto anche un grande regalo: i primi passi di Micaele, nonostante i suoi 6 chili a 14 mesi! che soddisfazione!
Sono le undici della mattina, la Uno riparte lasciandosi alle spalle un polverone di terra e sabbia…

QUESTO IL VIDEO DELLA PASTORAL DA CRIANÇA DELLA NOSTRA PARROCCHIA REALIZZATO DA MARIA, NOSTRA COMPAGNA DI VIAGGIO IN MISSIONE.

 La casetta di Micaele, i suoi primi passi e il suo pesaggio


 
Uno scorcio di Vila Nestor, vista da casa di Dona Dominga
Nonostante tutto, c’è sempre speranza
 
In questo mese sono venuti a trovarci i primi amici fumanesi (Siro e Luca). Un’occasione per respirare un po’ di aria di casa e far conoscere loro la Missione e alcune bellezze naturali del Maranhão
Lenções Maranhenses


CIAO A TUTTIIIIIIIIIIIIII!!!!!

mercoledì 3 agosto 2011

Newsletter 10 - I 7 della Pascom

Scrive Damiano
Newsletter 10: “I 3 del mese”
3 agosto 2011: I 7 della Pascom

Emmanuel, António (nella foto a lato), Sandrianne, Sandrilene, Lindalva, Rogério, Dayane.
Sembra l’elenco di una squadra di calcio a 7, ma in realtà in questa occasione non si parla di sport. Parliamo dei ragazzi della Pascom, Pastorale della Comunicazione della nostra Parrocchia Santissima Trindade.

Per raccontarvi l’esperienza che sto vivendo con loro, volevo partire proprio da loro sette, dalle loro vite. Si va dai 14 anni della piccola Sandrilene ai 30 di Lindalva. Tra loro c’è chi vive situazioni di estrema povertà, chi ha un padre ammalato in casa da accudire, una mamma da aiutare negli studi scolastici serali, un marito estraneo alla parrocchia e 3 figlie da crescere. C’è chi si fa tutte le sere 3 km andata e 3 ritorno in bici per andare alla scuola serale, chi abita lontano dalla parrocchia e arriva alle riunioni a piedi su strade di fango, tra le immondizie e il costante pericolo degli assalti. C’è chi è impegnato in altre pastorali della Parrocchia (liturgia, canto, catechesi), chi studia al mattino, lavora al pomeriggio e si dedica alla comunità parrocchiale alla sera… Storie di vite! Accomunate tutte da questa passione per la comunicazione!

La Pascom nasceva nella nostra Parrocchia con la presenza di Paolo Annechini, volontario laico della Diocesi di Verona, missionario fidei donum a São Luis con la sua famiglia nel 2009-2010. Paolo, da buon giornalista, aveva iniziato questo progetto con alcuni ragazzi della Parrocchia. Erano arrivati alcuni strumenti fondamentali per lavorare (computer, telecamere, macchina fotografica) e Paolo si era dedicato alla formazione di questi ragazzi.
Oggi continuiamo quanto di buono cominciato. Ci siamo divisi i compiti (anche a seconda delle caratteristiche di ciascuno), Emmanuel (nella foto) è stato nominato coordinatore della Pastorale e ormai siamo inseriti in tutti gli eventi delle nostre 9 comunità. Come? Facciamo video per il sito in portoghese della Parrocchia (in basso tutti i contatti), per il sito in italiano o per la produzione di dvd da vendere in segreteria parrocchiale. Realizziamo ogni 15 giorni un piccolo notiziario scritto distribuito nelle chiese (è solo un foglio, si chiama Folha Paróquial) con le notizie principali dalle comunità. Scattiamo fotografie per i nostri siti, per la Folha o semplicemente d’archivio per chi verrà dopo di noi. Il lavoro non è semplice: ci sono sempre molti eventi e seguirli tutti costa spesso sacrifici, soprattutto per chi offre questo tempo gratuitamente ed ha alle spalle situazioni di vita complicate. Però al momento tutto sta funzionando abbastanza bene.
Trattandosi di una pastorale legata alla Parrocchia, abbiamo anche dei momenti di incontro con Padre Daniele, guida spirituale del gruppo, con il quale, mensilmente, organizziamo il calendario degli eventi da seguire e anche dei momenti di preghiera (in giugno il gruppo ha animato una Santa Messa – vedi foto al momento dell’offertorio).

Io e Maria (l’altra laica italiana che vive qui con noi a Cidade Olimpica) ci siamo inseriti in tutto questo. Coordiniamo un po’ il gruppo, lo seguiamo, lo sproniamo in alcuni momenti, organizziamo piccoli corsi per migliorare la qualità del lavoro: corsi semplici per montare i video, per scrivere la Folha parrocchiale o di comunicazione a livello generale. Corsi che possono servire anche ai ragazzi per eventuali sbocchi lavorativi futuri. Scopriamo le loro caratteristiche, veniamo a conoscenza delle loro vite, chiacchieriamo e ridiamo. Insomma c’è da fare ma soprattutto da condividere e divertirsi!

I nostri contatti:
Sito Parrocchia in italiano: http://missionesaoluis.blogspot.com/


A livello generale, anche per rispondere a chi incontra i nostri genitori e chiede nostre notizie, noi stiamo molto bene. Ci siamo inseriti a tempo pieno nel gruppo Casais con Cristo (sposi in Cristo) della Parrocchia e nel gruppo adolescenti/giovani della nostra comunità Jesus Misericordioso. Chicca continua la Pastoral della Criança, con le visite e i pesaggi ai bambini, il progetto con le mamme in gravidanza e il Gam -Grupo de Apoio as Mulheres-, con le ragazze di strada. Per quel che mi riguarda, con lo sport tutto prosegue bene: tra calcio, calcio a 5, basket, pallavolo e la danza capoeira abbiamo coinvolto ormai oltre 300 ragazzi. Isacco, dopo le vacanze di luglio, è tornato a scuola sereno. Ha ricevuto anche la pagella e, a parte un 9 in portoghese, aveva tutti 10!!

Ciao a tutti, un grosso abraço
Isi, Chicca e Dami


Altre notizie tratte dalla Folha Paroquial...
Pastoral da Criança no stop
Continua il lavoro di Francesca Frapporti nella Pastorale del Bambino.
Come si può notare nella foto a destra, la giovane italiana è andata ad incontrare alcuni ragazzini che abitano in una casa di terra al Residencial Nestor, a poche centinaia di metri da Cidade Olimpica.
Prima amichevole dell’Olimpic Jpa: pareggio all’ultimo secondo
Prima uscita stagionale della squadra maschile Under 21 del progetto sportivo di Damiano Conati. Allenati da mister Pedro Viana, i nostri ragazzi sono riusciti a pareggiare sul difficile campo dell’Escola R.Tavares. 2-0 per i padroni di casa fino all’85º e pareggio per 2-2 nel finale. Ottimo risultato se si considera che la squadra avversaria ha 4 anni di esperienza, mentre i nostri ragazzi si allenano insieme da appena due mesi.



Non dimentichiamoci dei figli
Il gruppo Gam, tra cui Padre Orazio e Chicca (nella foto) hanno fatto visita ad alcuni figli delle ragazze di strada che stanno accompagnando. Una visita molto gradita e anche molto gustosa, vista la presenza di dolci e bibite. I bambini, felici, aspettano la prossima settimana per un nuovo incontro.












 Altre foto
 Isacco con alcuni amici: Giugiú e Warigson

Le  bellezze naturali del Brasile
 Messa d’apertura della festa nella Comunità di Santana

CIAOOOOOOOOOOO A TUTTIIIIIIIIIIII!!!

mercoledì 6 luglio 2011

Newsletter 9 - Storia di ordinaria ospitalità

Scrive Chicca
Newsletter 9: “I 3 del mese con ritardo”
6 luglio 2011: Storia di ordinaria ospitalità

Ecco i tre del mese ritardatari (ci stiamo adattando troppo ai tempi brasileiri!)… scusateci, sappiamo che stavate aspettando con ansia la nostra newsletter!
La storia che vi vogliamo raccontare oggi è di Raffaella: ci sarebbero tante parole per descriverla, tipo prostituta, tossicodipendente, gravida,mamma, giovane… ma per un attimo vorrei che lei fosse una semplice ragazza, perché gli aggettivi a volte sono pesanti etichette regalate dagli errori della vita.
Raffaella è stata cresciuta dai nonni nell’interior  del Maranhão, vuol dire lontano dalla capitale, lontano dalla costa, insomma, lontano dalla grande città. A 11 anni però  si è ritrovata sola ed è tornata ad abitare con la mamma, che nel frattempo si era trasferita a São Luis. Il problema è che, dopo così tanti anni passati con i nonni, non è riuscita a riconoscere sua madre come tale, a rispettarla e ad amarla. Così ha iniziato a frequentare i ragazzi della rua (di strada): dopo ogni litigata scappava di casa e si rifugiava nel gruppo di amici, che purtroppo col passare del tempo hanno cominciato a consumare e spacciare droga, e Raffaella insieme a loro. Ormai era sempre fuori casa, la sua famiglia era la strada, con gli amici e con la gente che passava.
Un giorno però lo spacciatore con cui abitava le ha dato dei soldi per andare a comprare qualcosa e nel cammino verso il mercato  ha visto in un bar alcune slot machine… Ecco che il gioco per lei diventò un vizio, tanto che quel giorno ha perso tutti i soldi che le erano stati dati e la stessa storia si è ripetuta nei giorni seguenti. Il debito era tanto grande che un giorno per  non tornare di nuovo senza i soldi, ha chiesto alla padrona del bar di potersi fermare per lavare i piatti. E tutto sarebbe andato bene se Raffaella non si fosse giocata  anche i soldi del piccolo stipendio che riceveva. Tra poche vincite, molte perdite e tanti debiti, un giorno la padrona del bar le ha offerto di potersi fermare a “lavorare” in una delle stanze del bar. Infatti la notte il bar diventava un cabaré, dove alcune ragazze facevano “programa” e così ha cominciato a prostituirsi ….. ora ha 23 anni e noi è proprio lì che, alcuni mesi fa, l’abbiamo trovata incinta del secondo bimbo.
Da diverse settimane, dopo la consueta visite alle ragazze, tornavamo a casa pensando a quel pancione che ci salutava dal marciapiede. La gravidanza avanzava sempre di più e dovevamo assolutamente fare qualcosa, per lo meno tentare. Anche Raffaella nel frattempo ha cominciato a rendersene conto e così un giorno ci ha chiesto aiuto… Dopo diverse peripezie è arrivata nella nostra casa, per essere ospitata nelle ultime settimane della gravidanza con la speranza di poter dare a lei, e soprattutto al bimbo in arrivo, un po’ di respiro e sano riposo lontano dalla droga e dal cabaré.
E così è iniziato un periodo di consulte mediche, ostetriche, psicologiche e di aggiornamento dei documenti. Un periodo con Raffaella in casa con noi giorno e notte, con i suoi ritmi, le sue esigenze, i suoi sbalzi d’umore… con la necessità di tenere qualcuno sempre in casa con lei. Insomma giornate molto intense, tra stanchezze e soddisfazioni che ci hanno visto, insieme ad altre persone (tra cui le amiche veronesi Maria e Carolina e Padre Orazio), tutti ben provati e impegnati. Tutto questo per accogliere al meglio Raffaella.  Devo ammettere che non sono mancati i dubbi e le preoccupazioni, come i momenti di sconforto o di nervosismo, perché gestire la situazione non è stato facile! Fortunatamente il lavoro di squadra è stato ottimo!
Il 29 maggio alle otto del mattino con tanta gioia da parte di tutti noi è nato il piccolo J.V., che vittoria! Tutto è andato bene, abbiamo assistito mamma e bimbo in ospedale per alcuni giorni e poi è tornata nella nostra casa in attesa di essere accolta nella Fazenda da Esperança, un centro di recupero per tossicodipendenti, presente in molte città del Brasile e esportato in tutto il mondo.
Ora sono passate già due settimane da quando Raffaella è entrata nella Fazenda e da parte nostra speriamo davvero che lei riesca a trovare la forza per cambiare, per mettere da parte il suo orgoglio e essere disponibile a farsi aiutare, scoprendo e valorizzando quell’amore che sta ricevendo adesso da tutti coloro che le stanno vicino. Amore che forse è proprio quello che nella vita le è mancato: un amore vero e gratuito.
 Anche noi sicuramente abbiamo imparato tanto da questo incontro. Forse la sfida più grande è quella di guardare sempre con positività alle cose che ci succedono: ci possono essere tanti lati negativi, tante delusioni, tante difficoltà che rischiano di oscurare tutto ciò che c’è di bello e positivo, ma se non ce ne rendiamo conto rischiamo di lasciarci abbattere e scoraggiare, rovinando anche tutto ciò che c’é di buono!
Scusate se ci siamo dilungati! Vi mandiamo un abbraccio grande e soprattutto BUONE VACANZE per chi parte, BUON CAMPOSCUOLA per chi si è iscritto, BUONA GMG per chi andrà a Madrid, BUON SAF per chi andrà a Campofontana, BUON GREST per le parrocchie comuni e BUON ERIF per Fumane! BUONA ESTATE.. per chi resta!
Ciaooooooo!!! a presto!
Chicca Damiano e Isacco!
Ps. Qui sotto qualche foto di quest’ultimo mese…
Raffaella (a sinistra) con Angela lungo la strada durante le visite alle famiglie con la Pastoral da Criança



















Ritorno in casa






















In alto insieme ai giovani preparando il tappeto per il Corpus Christi.
Durante tutta la notte precedente la messa del Corpus Christi (il nostro Corpus Domini) tutti i giovani della vicaria si sono incontrati per disegnare e costruire l’immenso tappeto fatto di sabbie, caffè, gusci d’uovo, terra e polveri colorate! incredibile!




A fianco un momento della processione il giorno seguente. Che caldo e quanto sonno!








Noi tre a Manaus!
Ci siamo concessi una settimana di riposo per andare a trovare Don Claudio e Don Stefano della missione di Treviso e per conoscere un piccolo pezzo dell’immensa foresta Amazzonica e il Rio delle Amazzoni! Davvero una meraviglia!
Grazie ancora a Stefano e a Claudio, con il quale avevamo condiviso anche la preparazione pre-partenza al Cum.
 





domenica 26 giugno 2011

24 giugno: São João nella scuola di Isacco

Il 24 giugno in Brasile si festeggia São João. E nel Maranhão, le cosiddette feste junine  sono più importanti del carnevale. La festa ufficialmente inizia con San João il 24 Giugno e termina il 29 con San Pietro. In pratica già a partire dalla ricorrenza di Sant'Antonio del 13 Giugno la città è percorsa da una agitazione che va aumentando via via che si avvicina la data fatidica del 24. È una festa tra sacro e profano, con Messe, celebrazioni, peregrinazioni, ma dall'altro lato danze frenetiche e abbondanza di bevande e alcool. A São Luis le feste junine sono molto più importanti e festose del carnevale.
Qui sotto un momento di festa nella scuola di Isacco!



venerdì 3 giugno 2011

DA QUATTRO ANNI SPOSATA CON LA TERRA

Tratto dalla Newsletter di Maria e Carolina, le due laiche italiane che stanno vivendo qui a Cidade Olimpica con noi e i padri. Esperienza, quella raccontata da Maria, vissuta dalle stesse Maria e Carolina, con la Chicca e Irmã (suor) Lu.
Scrive Maria

In questo mese, con Francesca, abbiamo avuto la possibilità di conoscere due diverse realtà di una cittadina, Pirapemas, nell’interno del Maranhão…

DA QUATTRO ANNI SPOSATA CON LA TERRA”
Dico Brasile e il pensiero dei più, dopo essere andato a Ronaldinho e Kakà, ai prossimi
mondiali di calcio, alle spiagge di Rio e alle favelas di São Paulo, ricorre, quasi immediatamente, al problema enorme e mai risolto della terra, alla lotta dei camponêses (coltivatori della terra) e dei sem terra (senza terra) schiacciati dagli interessi dei grandi fazendeiros e delle multinazionali.
L’immaginazione va ai romanzi di Jorge Amado, alle descrizioni delle “terre del finimondo”,
alle piantagioni di cacao della sua regione baiana: storie di fazendeiros e jagunços (sicari),
di terre strappate ai piccoli coltivatori, di lotte tra grandi proprietari, di schiavitù e di sfruttamento. Racconti di una foresta nemica che va domata e addomesticata, bruciata e coltivata per lasciare spazio alle grandi coltivazioni, promessa di denaro e potere per alcuni, illusione di riscatto e mietitrice di vite per altri: ecco ciò che Amado descriveva all’inizio del 1900. Ebbene, tutto ciò sembra ripetersi in Brasile oggi, a un secolo di distanza, con le stesse modalità e “regole”, senza rispetto alcuno per la dignità della vita
umana né per i delicati equilibri ambientali che governano il pianeta.
Con Carolina e Francesca abbiamo avuto la possibilità di viaggiare e visitare una piccola
città della zona interna del paese, dell’interior, per conoscere da vicino la realtà di “Sitio Raizes”, un progetto agro-biologico iniziato da qualche anno per iniziativa di Martin, che è
un volontario tedesco e membro della Pastorale della terra, e dona Lucymar, che è brasiliana, coltivatrice della terra e profonda conoscitrice del mato (foresta preamazzonica).

Ad accompagnarci irmã Lu, giovane suora dell’ordine delle “Irmãs de Notre Dame de Namur”, che segue da vicino la problematica dei sem terra.
La nostra esperienza è stata molto breve e voglio qui semplicemente raccontare e condividere quel che abbiamo visto e ascoltato, credo che una volta entrati, è impossibile chiudere gli occhi di fronte ad alcune realtà e non fare proprie le cause di chi lotta ogni giorno per difendere i propri diritti e la dignità dell’essere umano.

“Sitio Raizes” si trova immersa nel mato in prossimità della città di Pirapemas su un terreno della prefeitura (municipio): arriviamo, dopo tre ore di viaggio in pulmino e un quarto d’ora a piedi. Ad accoglierci nella sua casa di taipa (fatta di terra) troviamo dona Lucymar e Martin insieme ad un’ amica arrivata da qualche giorno da Berlino.
Il cibo sta cucinando e abbiamo il tempo per visitare brevemente l’”orto” e vedere una grande varietà di piante di cui non sapevamo neppure l’esistenza. Subito, ci viene “presentata” la chaya che è una pianta del mato di cui Martin e dona Lucymar hanno scoperto grandi proprietà nutritive: irmã Lu ci spiega che stanno cercando di promuoverne la coltivazione per l’uso alimentare e terapeutico.
Durante il pranzo cominciamo a capire il grande lavoro e l’enorme passione che hanno accompagnato la nascita di questo luogo e che traspaiono dall’amore con cui le persone che incontriamo ci parlano. L’idea del “Sitio” è nata con l’intenzione di creare un luogo in
cui si coltivasse la terra rispettandola e producendo l’indispensabile per vivere e vivere bene. “Da quattro anni sono sposata con la terra e farò di tutto per difenderla”: questo ci
dice dona Lucymar con grande convinzione, e un po’ di pelle d’oca viene a tutte e tre.

Nel pomeriggio sistemiamo le nostre amache, ci riposiamo e facciamo un giro di conoscenza del luogo: il progetto comprende alcune famiglie che vivono o stanno per trasferirsi in questo terreno. Procediamo camminando in mezzo alla vegetazione. Ogni tanto ci fermiamo: quello che a occhi estranei e ignoranti appare come semplice mato è, in realtà, una coltivazione. Una pianta di acerola cresce a fianco ad una di vinagreira; laggiù puoi vedere gli abacaxì (ananas) e poco più in là la pianta di noni, che è giapponese ma che qui cresce benissimo. Le alte piante di milho (per noi di mais) fanno ombra alle piccole di fagiolo, e nell’orto puoi trovare almeno quattro tipi di pimenta (peperoncino). Ad un certo punto comincia a piovere e ci rifugiamo sotto una casa in costruzione: parliamo del coco babaçu, del vermicello che nasce al suo interno (vedi foto qui sopra) e che, sembra, sia molto buono quando viene fritto. Nutriamo qualche occidentale dubbio, ma ci fidiamo.

Terminata la pioggia ritorniamo a casa dove ci aspetta una bella doccia, logicamente fatta all’aria aperta sotto un cielo che, ahimè, non permette di vedere le stelle, e una ottima cena. Alle sei è già buio e quando è ora di andare a dormire pare di essere ormai nella notte più fonda.

Il giorno seguente, dopo una buona colazione, irmã Lu chiama un paio di mototaxi che ci portano fino in città dove ascoltiamo i racconti di donne e uomini che conoscono questi luoghi prima ancora che, negli anni ’50, arrivasse il treno che dall’interno del paese porta le materie prime verso il porto di São Luis.
Sono le storie dei discendenti degli schiavi che, terminata la schiavitù (ufficialmente nel 1888, ma che qui nel Maranhão ritardò di qualche anno) conquistarono la proprietà delle terre dove lavoravano. Terre da cui, negli anni, sono stati espulsi! Terreni che i fazendeiros vogliono per i loro pascoli e coltivazioni e che, anche a costo di sangue, sono determinati ad ottenere. Allora diventa importante dimostrare che quell’albero di mango lo aveva piantato proprio “mio nonno” o “mio zio”: perché se così fosse, allora è chiaro che il terreno è di “mia proprietà”. Eh sì, ma il problema è che “qualcuno” è arrivato e ha bruciato tutto…come posso dimostrare che la terra dove abito e che mi dà da vivere è mia e prima era dei miei antenati se non ci sono certificati di proprietà?
Poi, sono la corruzione e il potere arrogante a fare il resto.
I volti e gli occhi che ci parlano chiedono solo di non essere dimenticati: questo è sufficiente per non sentirsi abbandonati nella lotta, per continuare a resistere senza perdere il coraggio e la forza.
Torniamo al “Sitio” sotto un sole battente: per fortuna il viaggio in moto rinfresca e ci fa
respirare ancora un po’ la buona aria di mato e foresta. Ci attende la comida (il pasto): riso, fagioli, alcune coscette di pollo e palmito. Sistemiamo le ultime cose nello zaino e ci incamminiamo con calma a prendere il nostro pulmino.
Salutiamo tutti, sicure che ci sarà una prossima volta e che torneremo per vedere
queste meraviglie durante la stagione secca, magari per trascorrere un po’ più di giorni
con loro.